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I fiori del male: Aku no Hana recensione Anime e manga.

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I fiori del male: Aku no Hana recensione Anime e manga.

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Dichiaro subito che il mancato completamento dell’anime di Aku no Hana è stato letteralmente un crimine contro l’intera animazione giapponese e l’arte in generale. Le dinamiche che hanno causato ciò sono a dir poco paradossali. L’anime è stato interrotta, oltre che per lo scarso successo di pubblico, per la scelta del regista Nagahama Hiroshi (concordata con Oshimi) di utilizzare la tecnica del rotoscope per enfatizzare il realismo e di conseguenza il senso di desolazione che l’opera vuole trasmettere. Tuttavia, questa scelta stilistica ha provocato un’insurrezione da parte dei fan del manga, sostenendo che snaturava l’opera originale; essendo Aku no Hana un un anime per pochi, tutto ciò ha irrimediabilmente portato la casa di produzione a terminarlo dopo una sola stagione.

Dove sta il paradosso?

Aku no Hana è un manga prima e un anime dopo, rivolta a un pubblico con una mente aperta e una certa sensibilità. Com’è possibile, allora, che lo stesso pubblico che ha portato al successo del manga, abbia allo stesso tempo causato il fallimento della versione animata per una scelta artistica volta a metterne in luce le potenzialità? Cercando una risposta a questa domanda, però, vengo travolto da un altro pensiero: non riesco a capire come il manga di Aku no Hana sia riuscito a riscuotere un successo tale da avere un anime. Altri manga con temi simili a quelli di Oshimi, come quelli di Asano Inio, non sono mai riusciti ad averne una. Probabilmente è meglio così, almeno gli autori non vedono le loro opere divorate dalla macchina dell’intrattenimento.

SINOSSI

Kasuga Takao è un ragazzo che ama leggere, in particolare I fiori del male di Baudelaire. Una ragazza della sua scuola, Saeki Nanako, è la sua musa e la sua Venere e lui la ammira da lontano. Un giorno, dimentica la sua copia de i fiori del male in classe e corre a prenderla. In classe trova non solo il libro, ma anche l’uniforme da ginnastica di Saeki. In preda a un impulso folle, la ruba.

Ora tutti sanno che “un pervertito” ha rubato l’uniforme di Saeki e Kasuga muore dalla vergogna e dal senso di colpa. Inoltre, la ragazza strana, inquietante e senza amici della classe, Nakamura, lo ha visto prendere l’uniforme. Invece di rivelare che è stato lui, riconosce il suo spirito deviante e ne approfitta per prendere il controllo della sua vita. Sarà possibile per Kasuga avvicinarsi a Saeki, nonostante l’intromissione di Nakamura e il suo oscuro segreto? Cosa intende fare esattamente Nakamura con lui?

RECENSIONE CRITICA

Dedico questo manga a tutti i ragazzi e le ragazze che oggi soffrono la pubertà e le sue torture, e a tutti coloro che ne sono stati vittime in passato.

-OSHIMI SHUZO

Ho voluto iniziare trascrivendo la dedica che Oshimi fa ai suoi lettori, presente all’interno della copertina di ogni volume, una dedica ripetuta, per suggellare l’omaggio ai suoi lettori e allo stesso tempo per ricordare quello che è il cuore della sua opera: la crescita. Aku no Hana, infatti, segue le vicende di vari personaggi a partire dal secondo anno di scuola media fino agli anni dell’università. Un manga incentrato sulla loroevoluzione psicologica, e su come gli eventi della pubertà plasmino le loro personalità e le loro vite.

Nella quinta postfazione, nelle ultime pagine del terzo volume del manga, Oshimi illustra il suo pensiero riguardo a questo periodo così emblematico della vita:

Quando finisce la pubertà?

“Secondo me, la pubertà è il periodo buio che si vive quando si comincia a diventare “adulti”, cioè quando non siamo più spensierati come i bambini delle elementari perché sta emergendo in noi una forma di autocoscienza. L’inizio di questa fase è facile da riconoscere. Le mutazioni del corpo hanno un impatto diretto sulla coscienza di sé, modificandola. Ma la fine della pubertà non è così facile da individuare. Ci sono diverse persone che, nonostante abbiano raggiunto la mezza età, con calvizie, rughe, capelli bianchi, continuano ad avere la stessa consapevolezza di sé del periodo della pubertà. L’inizio arriva, che vi piaccia o no, ma la fine non arriva da sola. Sei tu che devi trovarla. Credo che questo manga parli della scoperta della “fine della pubertà”.

-OSHIMI SHUZO

L’autore ci dice poi come interpretare la sua opera, come capire il finale, ci fa capire chi dei protagonisti trova la “fine della pubertà”, chi deve ancora trovarla e chi non può o non deve nemmeno cercarla.

I semi del male

Innanzitutto è bene dire che Aku no Hana è un’opera fortemente autobiografica. Sempre nelle già citate postfazioni presenti nei primi tre volumi del manga, Oshimi mostra come la sua prima fonte di ispirazione sia la sua personale esperienza di vita.

Infatti, molti dei luoghi in cui è ambientato il manga sono perfette ricostruzioni della realtà: la cittadina nella provincia di Gunma, il parco in cui Kasuga si dichiara a Saeki, la biblioteca in cui acquista i suoi libri, il fiume dove va con Nakamura.

Tuttavia, prima di analizzare il cuore di Aku no Hana, o la psicologia dei suoi protagonisti, è bene fare luce sulle altre fonti di ispirazione utilizzate da Oshimi per la creazione di quest’opera, e soprattutto è bene definire le due nozioni chiave fondamentali per comprendere e assimilare ciò che l’autore vuole trasmettere ai suoi lettori.

LE FONTI DI ISPIRAZIONE

Esattamente come Kasuga, Oshimi eredita la passione del padre per la letteratura. Una passione profonda che gli fa conoscere autori classici della cultura giapponese come Sakutaro Hagiwara e Mitsuharu Kaneko, e tutta la corrente surrealista europea. Ovviamente l’opera da cui Oshimi ha tratto maggiore ispirazione è I fiori del male di Baudelaire. Tuttavia, Oshimi non vuole rivisitare l’opera di Baudelaire, non è così ingenuo, ma permea il suo manga di ciò che la scrittura del poeta maudit ha rappresentato e di ciò che ha scatenato in lui. In effetti, l’interesse per i Fiori del male porta Oshimi a scoprire opere di altri autori ad esso collegati. Lo stesso autore afferma che un podcast di Tomohiro Machiyama sul film del 1970 Mais ne nous dèlivrez pas du mal (titolo giapponese: Piccoli fiori del male) di Joel Séria ha fortemente influenzato la scrittura del suo manga. Questo film racconta la storia di alcune ragazze che adorano Baudelaire e costruiscono il loro Regno del Male, muovendosi su un sentiero di distruzione. Oshimi afferma di aver sovrapposto la sua infanzia a quella delle protagoniste di questo film.
Altre opere che hanno influenzato la stesura di Aku no Hana sono Sakura no uta di Tetsu Adachi, Gekko no sasayuki di Masahiko Kikuni e Inu di Haruko Kashiwagi; la caratteristica comune di questi manga è quella di essere storie di crescita.
E Aku no Hana è proprio questo, un’opera di crescita macchiata da oscure sfumature esistenzialiste.

I fiori del male

In Aku no hana, si ricalcano (con alcune differenze) i temi base dell’opera di Baudelaire. Per Baudelaire i “fiori del male” sono quelle distazioni temporanee dalla noia e dall’angoscia della vita, una sorta di conforto a queste sensazioni e sentimenti. Paradisi artificiali come droga, alcool, amori peccaminosi e proibiti che ci fanno provare emozioni così forti da distrarci dall’ansia di una vita noiosa. Che sembra ci stia sfuggenda dalle mani. Ma in “aku no hana” I “fiori del male” non sono tanto i paradisi artificiali, quanto i personaggi stessi

Può essere considerato come una critica alla società?

Per quel che mi riguarda, tutti hanno dentro di se dei fiori del male, impulsi di rabbia e destruzione verso una società ipocrita che non sembra aver senso, repulsioni verso le regole e la finta etica che vuole imporci. Tutto questo è amplificato al massimo livello nella pubertà.

Una personalità tetraedrica.

Il fulcro di Aku no Hana sono senza dubbio i suoi personaggi. Nonostante il protagonista sia Takao Kasuga, e il manga è raccontato quasi esclusivamente dal suo punto di vista, sarebbe a dir poco riduttivo considerare Nakamura, Saeki e Tokiwa dei semplici personaggi secondari. Il legame che hanno con Kasuga è così forte che possono essere facilmente visti come estensioni della sua persona, sfaccettature della sua personalità.

ORIGINI DEL PERSONAGGIO

Kasuga

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Kasuga è una perfetta trasposizione di Oshimi da ragazzo. Ovviamente non mi riferisco agli eventi del manga, ma ai sentimenti e allo stato psicologico in cui Kasuga si trova.

L’autore racconta come la sua infanzia nella città di K. (il nome completo non è noto) nella prefettura di Gunma fosse pervasa dall’inquietudine. Oshimi, nonostante avesse una famiglia normale e una vita scolastica tranquilla, trascorreva le sue giornate in un’angoscia solitaria. La mattina a scuola e il pomeriggio lo trascorreva da solo, sulla riva del fiume o sulle scale di emergenza della scuola, leggendo tutto quello che trovava nella piccola biblioteca del centro o quello che gli prestava il padre. La sera, tornando a casa al tramonto, a causa della mancanza di illuminazione artificiale, vedeva la cittadina che veniva lentamente inghiottita dal buio.

Questa sensazione lo tormentava quotidianamente. È questa sensibilità che lo porta ad allontanarsi dai compagni di classe e a creare un muro tra sé e gli altri. Oshimi non si sentiva parte della società, non si vedeva come loro, così si creò una maschera: “Io leggo Baudelaire, mentre voi non sapete nemmeno chi sia”. Ma questa è solo una maschera, lo stesso Oshimi dice che I fiori del male non è una lettura indicata per un dodicenne, tanto che, anche per sua ammissione, all’epoca non lo capiva affatto, ma si vantava di averlo capito solo per fare il “figo”.

Nakamura

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Secondo quanto dichiarato da Oshimi, per il personaggio di Nakamura si è ispirato a una sua compagna di classe. L’autore non dice molto su di lei, ma racconta come questa ragazza lo insultasse spesso con epiteti a dir poco curiosi, come “faccia di cazzo” o “topo del cazzo”, esattamente gli stessi usati da Nakamura. Oshimi utilizza queste particolari espressioni per caratterizzare meglio il personaggio della giovane ribelle, per renderla più reale, dandole quel tratto di innocente follia.

Se Kasuga è la trasposizione dell’infanzia dello stesso autore, possiamo anche considerare Nakamura come la personificazione del suo nichilismo. In realtà questa affermazione è piuttosto blanda, poiché la struttura del personaggio è molto più complessa. Nakamura è la visione che Oshimi ha di se stesso nel caso in cui si abbandonasse completamente ai suoi impulsi nichilistici. Uno stato mentale in cui c’è una totale repulsione verso la società e la sua etica contraddittoria. Nakamura è un fiore del male, Nakamura è Aku no Hana. Per questo Kasuga è attratto da lei, in un periodo difficile come la pubertà, in cui una persona cerca di stabilire i propri valori, lo scontro con le assurdità e la crudeltà della società porta inevitabilmente allo sbocciare dei “fiori del male”.

Saeki

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Per la creazione di Saeki, Oshimi non si è ispirato a nessuno in particolare, ha semplicemente creato da zero un personaggio funzionale a quello che è il messaggio dell’opera.

La funzione unica di Saeki è quella di essere l’antitesi di Nakamura. Se quest’ultimo, come ho già scritto, è un’estensione degli impulsi nichilistici di Kasuga, Saeki è un’estensione del suo super-io. È la perfetta personificazione dell’essere una persona “normale”.

Tokiwa

Tokiwa
Sul personaggio di Tokiwa Oshimi non spende una sola parola nelle sue note. Questo farebbe pensare che Tokiwa sia un personaggio creato da zero come Saeki. Tuttavia, il ruolo che ha nel manga suggerisce l’esatto contrario.

La mia opinione personale è che Oshimi abbia diviso la sua personalità in due parti. Prima modellando Kasuga sulla sua infanzia, e poi Tokiwa sugli anni del liceo. Mi permetto di argomentare. Se il personaggio di Kasuga è stato creato senza alcun dubbio a immagine e somiglianza del bambino Oshimi, tuttavia gli eventi che accadono nel manga, come il tentato suicidio, sono finzione, quindi non realmente accaduti all’autore. Di conseguenza, lo sviluppo psicologico di Kasuga non può essere lo stesso di Oshimi. Invece, osservando il comportamento di Tokiwa prima della relazione con Kasuga, cioè nascondere la sua passione per la letteratura ai compagni di classe per non essere giudicata e allontanata da loro, questo mi sembra un comportamento più adatto alla vita liceale di Oshimi.

Prima parte

Tokiwa

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Ovviamente il personaggio di Tokiwa non compare mai nella prima parte del manga per ovvi motivi. Nonostante questo, non è affatto difficile immaginare la sua vita fino all’incontro con Kasuga. Come ho già scritto poco sopra, Tokiwa vive nel timore di essere emarginata dalla società, per questo cerca in tutti i modi di comportarsi in modo “normale” e di nascondere tutte le sue “anormalità”, adattandosi alle persone che la circondano. Può sembrare simile al personaggio di Saeki, tuttavia c’è una grande differenza tra loro, Tokiwa è come Nakamura, l'”aku no hana” fiorisce in lei.

Kasuga

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Quella di Kasuga è una lenta discesa verso il nichilismo. Nakamura gli indica la strada, ma è lui a volerla seguire. La scintilla che dà inizio a questa discesa, la prima fioritura del suo “aku no hana” è il furto della tuta di Saeki. Questo atto Kasuga lo compie da solo e sa benissimo di aver commesso un errore. Avrebbe potuto risolvere questo errore in vari modi e il ricatto di Nakamura non è mai esistito, la pressione psicologica viene da se stesso. Dico questo perché, supponendo che Nakamura raccontasse tutto a tutti, sarebbe semplicemente la sua parola contro quella di Kasuga; e gli insegnanti non avrebbero mai creduto a Nakamura.

L’intento di Nakamura con Kasuga.

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L’intento di Nakamura, e anche lei lo afferma ripetutamente, è quello di eliminare i preconcetti morali imposti dalla società, il super-io, citando S. Freud, affinché Kasuga possa diventare “anormale” come lei. In realtà, il presunto terrore psicologico di Nakamura dura fino all’episodio di vandalismo della loro classe. Dopo quel momento Kasuga abbandona ogni legame con la società, emblema di ciò è la sua rinuncia all’amore di Saeki. Da quel momento Kasuga vive esclusivamente per avere l’approvazione di Nakamura, o meglio, dopo aver letto il suo diario, si convince di essere come lei, e quindi l’unica persona che può salvarlo dalla sua malattia. Il culmine di questa discesa nichilista è il tentativo di suicidio, in cui viene fermato da Nakamura perché considerato ancora troppo “normale”.

Il ruolo di Kasuga

Il ruolo di Kasuga nella storia è fondamentale e non si tratta né di un puro innocente che viene torturato, né di un deviato nascosto che realizza la sua vera natura. È solo un adolescente che ha commesso un errore impulsivo, le cui conseguenze hanno portato a due intense relazioni sentimentali che non ha mai sperimentato e in cui si è perso. Il suo genuino desiderio di comprendere la grandezza di Baudelaire si accompagna alla piacevole e negativa sensazione di essere troppo intelligente e troppo ambizioso per la città in cui vive. Ma anche quando gli eventi sfuggono al controllo, la sua analisi di essi secondo le linee tematiche dell’arte che tanto ammira è frammentaria e ingenua. È un adolescente confuso; sono tutti adolescenti confusi e il fatto che si riesca a capirlo, a crederci e a immedesimarsi così fortemente rende Aku no Hana un dramma tragico come i migliori.

Nakamura

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All’inizio del manga Nakamura assume il ruolo di antagonista. Costringe Kasuga a scendere a patti con lei (come il diavolo), tenendolo sotto controllo come testimone del suo furto. Una sorta di burattinaia che muove i fili di Kasuga a suo piacimento, che cerca di portarlo sulla strada della perversione. La fragilità di questa relazione cade dopo pochi volumi del manga. Tutto cambia dopo il tentativo fallito di Kasuga e Nakamura di fuggire dalla città di K., o come dice Nakamura, di andare oltre le montagne che la circondano, una fuga simbolica dall’oppressione e da quel senso di prigionia che i nostri protagonisti provano; purtroppo vengono intercettati dalla polizia prima di riuscirci.

Il diario e il cambio di prospettiva.

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Quando Kasuga, qualche giorno dopo, si reca a casa di Nakamura per scusarsi con i suoi genitori per l’accaduto, entra nella sua stanza e legge il suo diario personale. Nakamura da carnefice diventa in un attimo vittima. È stata lei a vivere secondo Kasuga, e non il contrario. Nakamura aveva visto in lui una persona simile a lei e aveva riposto in lui tutte le sue speranze di vivere. Purtroppo, come Kasuga si affanna, non arriverà mai a capire e a condividere la visione che lei ha del mondo. Nakamura cerca disperatamente di credere che Kasuga sia uno della sua specie, ma quando arriva il momento decisivo, il doppio tentativo di suicidio, non se la sente di portare Kasuga con sé, decide di risparmiarlo allontanandolo. Nakamura cade di nuovo nell’angoscia più totale.

Saeki

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La relazione sentimentale tra Kasuga e Saeki all’inizio del manga lascia a bocca aperta tutti i loro compagni di classe. Saeki, la ragazza più bella, brava e popolare che si innamora di Kasuga che è considerato da tutti uno “strano”.

Cosa vede Saeki in lui?

La risposta arriva quando accetta la proposta di fidanzamento. Saeki spiega a quest’ultimo che il suo essere perfetta in tutto è solo una maschera che porta con sé. Tutto ciò che fa è condizionato dal giudizio degli altri, a partire dalla sua famiglia. Saeki ha paura di deludere le aspettative che gli altri ripongono in lei. È quindi attratta da Kasuga perché è il suo opposto, non cerca di soddisfare chi lo circonda, al contrario, cerca di elevarsi al di sopra degli altri ripudiando la loro approvazione.

Il futuro di Saeki

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Purtroppo Saeki è una ragazza innocente e non sa in quale situazione drammatica si sta mettendo. Ironia della sorte, soffrirà della stessa condizione del suo amato. Infatti, se Kasuga non riesce a penetrare l’oscurità della mente di Nakamura o, come dice quest’ultimo, è troppo “normale” per capirla, lo stesso ragionamento si può fare con Saeki, troppo “normale” per capire Kasuga. Ogni tentativo di Saeki di conquistare il suo cuore fallisce miseramente, come ad esempio quello di perdere la verginità con lui. Purtroppo, per conquistare Kasuga il suo amore incondizionato non è sufficiente. Rimane completamente scioccata quando assiste in diretta televisiva al tentato suicidio di Nakamura e Kasuga; la sua mente crolla, non riesce a elaborare lo scopo di un gesto così estremo.

Seconda parte

Kasuga

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Nella seconda parte del manga, ovvero dopo il trasferimento, Kasuga sembra essere tornato alla “normalità”. Cerca di sopravvivere nella società, sempre timido e distaccato. In un modo o nell’altro è riuscito ad assopire i suoi impulsi, che erano sicuramente dovuti in gran parte all’assenza di Nakamura. Tuttavia, non va sottovalutato ciò che lo portò inizialmente in quello stato: la letteratura. Kasuga dice a Tokiwa più di una volta che non ha letto un libro da quando si è trasferito. Questo sembra essere la conferma di come la letteratura abbia giocato un ruolo importante in tutto ciò che è accaduto in passato. Nonostante ciò, dopo aver scoperto che Tokiwa condivide la sua stessa passione, torna dopo anni a leggere (meravigliosa la scena in cui Kasuga vede Tokiwa in quella piccola biblioteca intento a scegliere un titolo, e a Kasuga sembra di vedersi allo specchio). I due iniziano quindi a frequentarsi, scambiandosi volumi e titoli di romanzi.

Kasuga e Tokiwa

Sebbene siano chiaramente fatti l’uno per l’altra, Kasuga è ancora dominato dai suoi pensieri nichilisti. Per uscire da questa prigione mentale, l’incontro fortuito con Saeki è fondamentale. Da questo Kasuga capisce come, finora, avesse cercato di sconfiggere il suo nichilismo attraverso battaglie sbagliate, dedicando la sua vita a ciò che non riusciva a capire: l’opera di Baudelaire (come ammesso dallo stesso autore) e l’irraggiungibile Nakamura. Tuttavia, sente qualcosa di più nel romanzo di Tokiwa, qualcosa a cui sente di appartenere davvero. Riesce quindi a decifrare il messaggio che si cela dietro il romanzo e si rende conto che solo lui è in grado di salvarla dalla miseria della sua esistenza. Si precipita quindi da Tokiwa per dichiararle il suo amore. Insieme possono vincere la battaglia contro l'”aku no hana”. Kasuga prende in mano la sua vita, trovando finalmente la fine della sua pubertà.

Il passato di Kasuga

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Su richiesta di Tokiwa, Kasuga decide di affrontare il suo passato: incontra Nakamura. Quando si trova faccia a faccia con lei sulla spiaggia, Kasuga non riesce a dire nulla di rilevante e, se Tokiwa non fosse intervenuto, sarebbe fuggito ancora una volta dal suo passato. Dopo il toccante intervento di Tokiwa, Kasuga corre da Nakamura e la abbraccia forte, ma è solo un momento, perché subito dopo la butta a terra con tutta la sua forza e da lì inizia una colluttazione con lei, in cui Kasuga tira dentro anche Tokiwa. Una scena bellissima, vuota di dialoghi ma piena di significato. In essa c’è il sentimento di amore (l’abbraccio) e di odio (lo spintone) che Kasuga prova nei confronti di Nakamura, e la lotta che ne segue è il simbolo della crescita di Kasuga, che non ha più paura di Nakamura, può affrontarlo ad armi pari, perché ha Tokiwa al suo fianco (per questo la tira dentro la lotta). Una volta stremata dalla fatica, Kasuga dice a Nakamura di essere felice di non essere scomparsa, perché il passato non si può cancellare, si può solo accettare.

Il cambiamento Nakamura

Anche se nella seconda parte compare solo negli ultimi volumi, la presenza di Nakamura aleggia in ogni singola pagina.
Nakamura ritorna, nella seconda parte del manga, quando Kasuga decide di affrontare il suo passato, anni dopo la sua ultima apparizione. Nakamura è cambiata, non è più la stessa di prima. Ora è una persona tranquilla. Si è trasferita dalla madre in una piccola città sulla costa. Ora quando punta l’orizzonte non vede più montagne, ma una distesa d’acqua infinita, l’oceano. Ma questo non significa che sia diventata “normale”, anzi. Nakamura si è semplicemente rassegnata. Con la fine della pubertà ha capito l’inutilità della sua infinita battaglia contro l’insensatezza della società. Non si contorce più, si lascia galleggiare come un cadavere nel mare. Questa resa è sottolineata dai suoi capelli. Il caschetto rosso, simbolo di ribellione, è scomparso; ora ha lunghi capelli neri abbandonati a se stessi.

La solitudine di Nakamura

Una delle ultime immagini che abbiamo di Nakamura è l’espressione, a dir poco indescrivibile, che ha dopo che Kasuga le chiede come sta e cosa farà della sua vita. In questa espressione leggiamo un misto di rassegnazione, stanchezza, repulsione, odio, noia. Gira gli occhi come se stesse per svenire per quella sciocca domanda che Kasuga le rivolge. Insomma, l’espressione del volto di Nakamura trasmette la sua consapevolezza di essere sola in un mondo di “facce di merda”, e la sua condizione di non poter essere salvata o aiutata da nessuno.
Kasuga decide allora di gettare Nakamura a terra e i due iniziano a picchiarsi, coinvolgendo nella mischia anche Tokiwa. Un momento di liberazione totale, un istante in cui non esistono regole o freni inibitori. Un momento di assoluta purezza. L’unico momento in cui Nakamura sorride di cuore. Ma è una questione di tempo. Subito dopo Nakamura ricade nella sua oscurità e lascia di nuovo Kasuga, confermando ciò che gli aveva detto al momento del tentato suicidio: “Sei una persona normale.

Saeki

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Dopo il trasferimento, Saeki rimane piuttosto distaccato. Tuttavia, il suo inaspettato ritorno è fondamentale per lo sviluppo dell’opera. Mentre Kasuga era con Tokiwa, incontra casualmente Saeki con il suo nuovo ragazzo. La prima cosa che salta all’occhio è la straordinaria somiglianza con Kasuga. Le ferite nell’anima di Saeki sono ancora presenti e sanguinano abbondantemente. Dopo essersi scambiati i numeri di telefono, qualche giorno dopo decidono di incontrarsi per parlare un po’. Saeki è cambiata. Pur rimanendo una persona “normale”, ha tuttavia perso l’innocenza di una ragazzina, sostituendola con un cinismo adulto. Le dure parole che rivolge a Kasuga sono dettate dai sentimenti che ancora prova per lui, un misto di amore e di risentimento per ciò che le ha fatto in passato, mostrando come Saeki non capisca e non capirà mai la sua personalità. Tuttavia, queste parole aiuteranno Kasuga a riflettere su come prendere in mano la propria vita.

Trama e storia

Come già detto e ribadito, I fiori del male è un anime che nega completamente le norme e osa sperimentare stili e temi che altre serie non hanno mai toccato prima.
La storia si sviluppa in segmenti lenti e pesanti. Rallentando il ritmo, lo spettatore ha il tempo di elaborare i sentimenti dei personaggi ed entrare in empatia con loro. Inoltre, lo scopo della serie non è quello di stupire i fan con un’animazione straordinaria e appariscente, anzi. Rendendo i personaggi ordinari, semplici e in qualche modo “poco attraenti” per gli standard degli anime, amplifica il messaggio che vuole dimostrare. Anche la scelta di concentrarsi su tre personaggi principali contribuisce a questo obiettivo: lo spettatore ha la possibilità di conoscerli da vicino, ma senza conoscere troppo la loro storia personale.

L’imperfezione di Nakamura

Non ci sono flashback emotivi sull’infanzia di Nakamura per giustificare il suo comportamento problematico; con lei c’è solo un rapporto del tipo “ciò che vedi è ciò che ottieni”, proprio come nelle relazioni umane reali. Credo che questo sia stato uno dei motivi per cui Aku no Hana ha ricevuto critiche contrastanti e tanto odio: non si è attenuto a trame digeribili che inondano lo spettatore di spunti per invocare la sua pietà e la sua comprensione verso ciò che sta accadendo. I personaggi sono antipatici e in qualche misura stupidi, ma è proprio questo il punto: sono persone come noi, imperfette e sopraffatte da emozioni incontrollabili.

Trama

La trama è poco impegnativa, ma avvincente. Kasuga desidera alcune parti di ognuno degli altri due protagonisti, mentre loro cercano di ridefinire le diverse metà che hanno visto in lui. È un triangolo amoroso senza amore, ma piuttosto di dipendenza, desiderio, egoismo, aspettative ingiuste e dolore.

L’argomento è contorto e gli eventi sono melodrammatici, ma forse la ragione più importante per cui la produzione funziona sta nel fatto che i personaggi sono innegabilmente relazionabili, credibili e umani in queste circostanze estreme. Nakamura non ha una risposta psicologica facile al perché si comporta in quel modo. È danneggiata ed emotivamente dura, ma è anche sola. È entusiasta del suo legame con Kasuga. Saeki non è semplicemente alla ricerca di una relazione. È felice di piacere a Kasuga, ma la sua confusione riguardo al suo comportamento irregolare e alla sua relazione visibilmente stretta con Nakamura si traduce in insicurezza e auto-colpevolizzazione.

Arte e musica

Credo che per gli animatori giapponesi sia non solo lodevole ma anche necessario sperimentare un’abbondanza di stili e tecniche di animazione, e in questo caso particolare hanno fatto un ottimo lavoro.

Dal punto di vista sonoro, anche se la traccia d’apertura non è eccessivamente eccitante, il resto dello spettacolo lo compensa. Si avverte un senso di mobilità costante anche nei momenti più silenziosi. Infine, non riesco a immaginare come qualcuno possa non apprezzare il capolavoro che è la canzone finale.

Estetica

L’estetica utilizzata per comunicare la storia è impressionante. La scelta del regista Hiroshi Nagahama di utilizzare il retoscope colloca le immagini in uno spazio intermedio tra il live-action e l’animazione che è più efficace di entrambi i mezzi da soli. Un live-action puro avrebbe richiesto una separazione tra il mondo reale dei personaggi e le rappresentazioni immaginarie delle loro fantasie e insicurezze. Qui, queste visioni appartengono alla stessa realtà. L’animazione pura avrebbe richiesto una semplificazione del design e del movimento dei personaggi. Qui i personaggi sono catturati con una fedeltà che una caricatura non potrebbe eguagliare. Il modo in cui i loro volti cambiano e i loro corpi si muovono è catturato con transizioni umane e senza perdite.

Regia e doppiaggio

La regia di Nagahama è indispensabile, in quanto adatta fedelmente il manga di Shuzo Oshimi, aggiungendo al contempo composizioni di grande impatto.
I doppiatori offrono interpretazioni incredibilmente naturalistiche e piene di emozioni crude, con la post-produzione che lascia intatta ogni sorta di crepa, esitazione e frustrazione.

Considerazioni

Il talento di Baudelaire è stato riconosciuto da veri studiosi di letteratura del suo tempo come Victor Hugo, nonostante la natura controversa dei suoi contenuti. Baudelaire, dandy, appassionato fumatore d’oppio e rivoluzionario depresso, nelle sue poesie parlava molto dell’oscurità dell’animo umano, sia guardando Parigi con occhio critico alle sue trasformazioni moderniste, sia esaminando i vizi dei suoi abitanti.
Il rapporto di Aku no Hana con la poesia di Baudelaire è ovviamente orientato soprattutto al vizio. Deriva dal concetto che in ogni animo umano c’è un lato oscuro che aspetta solo di emergere. Kasuga, almeno secondo la teoria di Nakamura, desidera segretamente esprimere la sua personalità perversa, Nakamura è completamente presa dal suo sentimento di distruzione e Saeki, nonostante sia la ragazza innocente e pura del gruppo, in realtà gode della perversione di Kasuga nei suoi confronti, al punto da sviluppare sentimenti per lui e non riuscire a lasciarlo andare. Un tema poco approfondito, tuttavia, è quello di come in una società più libera dal punto di vista sessuale, forse i loro sentimenti non sarebbero emersi in modo così violento, ma avrebbero potuto trovare uno sfogo più sano.

Conslusione

Aku no Hana è stato un tentativo rispettabile di mettere in discussione numerose cose che negli anime vengono date per scontate. Credo che questo show abbia ottenuto ciò che le opere d’arte di maggior successo ottengono: la controversia.
L’anime è un medium ancora definito dalla sicurezza e dal cliché. Direi che deve ancora raggiungere la sua età dell’oro – un periodo che altri media popolari hanno già avuto – quando le innovazioni e i rischi reali vengono celebrati invece di essere snobbati.
Aku no Hana riesce a comunicare e esprimere idee complicate e astratte, idea di distuzione violenta e di mal di vivere. Attendo con ansia il giorno in cui il mezzo cinematografico permetterà l’esistenza di un altro capolavoro del genere e in cui scene di questo tipo si presenteranno più spesso che quasi mai. Fino a quel momento, non dimentichiamoci mai di Aku no Hana.

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