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CRAZY WAR SURVIVOR – 2 – Al manicomio

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CRAZY WAR SURVIVOR – 2 – Al manicomio

Ore più tardi Deacon Baker venne caricato su un furgone e gli venne messa la camicia di forza per essere portato al manicomio cittadino.

Mark Adamas, lo psichiatra che l’aveva in cura, gli fu comunicata la notizia che il paziente aveva ucciso un uomo e di dirigersi da lui per cercare di capire cosa l’avesse spinto a compiere quel gesto così insensato.

Quest’ultimo, nel suo studio privato situato in una via adiacente il centro, si mise la camicia bianca, la giacca e i pantaloni grigi e si sistemò per bene i capelli ricci castani e folti.

-Io a certi individui non darei alcuna possibilità di potersi confrontare con un professionista quale sono io! Potessi avere diritto di poter togliere di mezzo certi pazzi! – disse, tenendo la bocca stretta mostrando contrarietà.

Uscì dalla stanza e dalla sua proprietà, entrò nella sua auto, appoggiò la borsa sul sedile passeggero e girò la chiave per accendere l’auto.

Fu il suo ultimo gesto: appena girò l’interruttore l’auto scoppiò e le fiamme divamparono nella zona.

Il Dottor Mark Adamas fu incenerito e qualcuno ne era responsabile.

Al manicomio arrivò il prigioniero che non smise di ridere nemmeno per un secondo dopo aver ucciso una persona innocente.

I paramedici, due uomini di mezza età dai capelli corti e grigi che indossavano abiti lunghi e bianchi che lo tenevano sul furgone erano stanchi della sua risata paranoica, tanto da non vedere l’ora arrivasse a destinazione.

Uno dei due, che teneva un orologio dorato sul polso destro, si avvicinò a Deacon e lo schiaffeggiò con veemenza.

-Chiudi quella bocca o giuro che non arrivi vivo a sera! –

Il tono della voce del paramedico rese serio Deacon che smise di colpo di ridere, i suoi occhi erano fissi e glaciali, quasi immobili.

Si alzò, si avvicinò a colui che l’aveva colpito e gli disse all’orecchio.

-Grazie! Ora vedrai! –

Gli morse l’orecchio stringendo i denti con quanta pressione aveva e fu necessario l’intervento dell’altro paramedico che prese per la vita Deacon, lo sollevò e lo sbatté contro la parete destra del furgone.

A quel punto bussò allo spioncino del guidatore e, per sua fortuna, poterono arrivare al manicomio.

Il portellone posteriore venne aperto da un uomo corpulento, alto, capelli rasati e pizzetto grigio che teneva in mano un manganello.

-Mi ha colpito quel maledetto essere immondo! – disse il paramedico che aveva subito il morso.

L’uomo alto spalancò gli occhi e salì sul mezzo e colpì Deacon alla schiena così forte da portarlo ad urlare e farsi sentire dagli altri detenuti.

Gettò l’arma e lo prese per il collo, lo tirò su.

-Benvenuto all’inferno maledetto! –

Lo caricò sulle spalle, si allontanò dal veicolo e percorse il vialetto d’ingresso che portava all’edificio principale a tre piani e su ciascuno di esso si potevano vedere dieci stanze, che davano sul giardino.

Il trambusto portò uno dei prigionieri che stavano al secondo piano a vedere ciò che stava succedendo all’esterno e la particolarità di questo detenuto era che fosse un pittore e aveva tele messe in diversi punti, ognuna delle quali erano stati apposti disegni di cerchi uno sopra l’altro.

-Carne fresca. Spero che tu, povero, possa fare la conoscenza di un artista quale sono, il pittore Callum Martin. Lasciate ogni speranza o voi che entrate! –

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